Terra · Venere · dal 20 aprile al 20 maggio
Toro: da dove nasce lo stereotipo, e che cosa ne resta
Nei ritratti dello zodiaco al Toro viene spesso riservata una vita piuttosto comoda: qualcosa di buono da mangiare, un posto morbido dove sedersi, poche persone fidate. Purché nessuno tocchi le sue cose o provi a fargli cambiare idea. Il problema è che dentro quel ritratto finiscono insieme cose molto diverse.
Amare ciò che conosci può voler dire che hai trovato qualcosa che ti piace davvero. Può anche significare che hai smesso di guardare le alternative. Questa pagina non ti dice come sei. Racconta da dove arrivano le parole che ti sono state attaccate addosso: i racconti antichi, il vocabolario astrologico, le schede in tre righe.
- Quello che si dice
- Il Toro è testardo, pigro e attaccato alle sue cose: non cambia idea, ama il cibo e il divano, e guai a chi tocca la sua roba.
- Da dove viene davvero
- Non dai racconti antichi, dove il toro agisce, nasconde un'identità, diventa il corpo di qualcuno trasformato. Il vocabolario astrologico, poi, dice qualcosa di diverso da quello che ci sentiamo ripetere. Fisso è il termine più facile da fraintendere, perché suona come immobile: Tolomeo chiamava solidi questi segni e li collegava al consolidarsi delle condizioni stagionali. Il domicilio di Venere è il modo tradizionale per dire che ne è il pianeta governatore, e porta il tema del desiderabile, che è diverso dal possedere qualcosa perché tutti sappiano quanto vale. La Terra richiama ciò che prende forma e si può incontrare nell'esperienza, e sulla lentezza lascia aperta una domanda: lento in quale momento? Fra questi termini e le tre parole dello stereotipo c'è una distanza. Questa pagina la mostra, senza sostenere di avere ricostruito come lo stereotipo sia nato.
- Cosa resta in piedi
- Resta in piedi che a volte siamo testardi, e non serve trovarci sempre una ragione più nobile. Non resta in piedi il salto dal comportamento all'identità. Dire che in quella discussione non hai ascoltato lascia aperta una domanda; dire sono Toro la chiude. E non resta in piedi il materialismo come spiegazione: qualità, comfort e prestigio sono tre criteri distinti, e dal prezzo non si legge quale stavi usando.

Prima dello stereotipo: lo stesso toro, due racconti
Il toro dei racconti del cielo non ha un'identità sola. In una versione è legato a Europa, la giovane portata a Creta da Zeus. In un'altra entra in gioco Io, trasformata in giovenca, e qui il racconto è diverso da come lo si riassume: Giove non mette lei in cielo, ma colloca fra gli astri una figura bovina per risarcirla. Gli Astronomica, attribuiti a Igino, conservano entrambe le possibilità.
Nel poemetto Europa, il poeta greco Mosco descrive Zeus trasformato in un toro dal corpo fulvo dorato, con un cerchio argenteo sulla fronte. L'animale si avvicina alle ragazze senza spaventarle. Europa lo accarezza, sale sul suo dorso, e a quel punto lui si alza e corre verso il mare. La bellezza dell'animale e la sua apparente docilità rendono possibile l'inganno. Ridurre la scena a un corteggiamento cancellerebbe proprio ciò che accade a Europa quando la terra scompare dalla vista.
Guarda la distanza fra le due versioni. Nella prima il toro inganna e porta via. Nella seconda è il corpo di qualcuno trasformato. Europa non sta raccontando la personalità di chi nasce sotto il Toro: sta vivendo un'avventura inquietante.
Terra, fisso, Venere: che cosa vogliono dire davvero
Terra è l'elemento, fisso è la modalità, Venere è il pianeta che governa il segno. Tre coordinate che osservano il segno da lati differenti, non tre giudizi. La Terra richiama ciò che prende forma e si può incontrare nell'esperienza. Il problema che pone è come dare consistenza a qualcosa, perché un'intenzione resta diversa da ciò che riusciamo a farne nella giornata.
Fisso è il termine più facile da fraintendere, perché suona come immobile. Nella classificazione indica invece un gruppo di segni. Tolomeo, autore antico del Tetrabiblos, li chiamava solidi e li collegava al consolidarsi delle condizioni stagionali. Qui si segue lo zodiaco tropicale, che misura il ciclo dall'equinozio di marzo, e il Toro è il secondo settore, quando la primavera boreale è già cominciata. Si parla di una stagione, non di un carattere.
Venere ha domicilio nel Toro, il modo tradizionale per dire che ne è il pianeta governatore. Terra e modalità fissa, da sole, potrebbero suggerire soprattutto solidità. Venere introduce il tema del desiderabile, di ciò a cui ci sentiamo attratti e che rende piacevole abitare quella solidità. Una cosa durevole che trovi brutta finisce in fondo a un armadio.
Dal palazzo dipinto alla scheda in tre righe
A Palazzo Schifanoia, a Ferrara, la parte degli affreschi dedicata ad Aprile mette il Toro in un mondo affollato di figure. Nel trionfo di Venere compare anche Marte, incatenato davanti alla dea. Nella fascia dei decani del Toro, Venere arriva su un carro tirato da due cigni e Marte le sta davanti inginocchiato, con una catena al collo. Accanto, nel decano centrale, un giovane con il turbante tiene in mano una chiave, e c'è chi vi ha riconosciuto Anubi sovrapposto alla stella Sirio.
Gli studi presentati nella mostra Il cielo di Schifanoia confrontano quelle figure con descrizioni tramandate in testi diversi, fra cui quelli legati all'astrologo Abū Maʿshar. Gli studiosi precisano anche due limiti: non si conosce esattamente quali esemplari avesse a disposizione Pellegrino Prisciani, astrologo e bibliotecario della corte estense, e che il programma delle immagini sia opera sua resta un'ipotesi, la propose Aby Warburg, non un dato d'archivio.
Oggi lo stesso segno arriva in formato elenco. Una scheda sul Toro accosta premura, litigiosità, estroversione e amore per il sonno, e già l'estroversione stona con il personaggio placido e ritirato che spesso ci viene in mente. Basta una riga azzeccata per riconoscersi, la successiva si può saltare.
La costanza ha un costo, e il prezzo non lo dice
Nelle interpretazioni moderne del Toro la capacità di conservare è spesso affiancata al rischio di irrigidirsi. Dane Rudhyar, nel capitolo sul Toro di The Pulse of Life, insiste sulla concretizzazione delle energie e sulla loro conservazione: una lettura moderna che permette di guardare oltre il semplice accumulo, perché dare continuità richiede qualcosa a cui quella continuità serva. A volte si insiste per una ragione buona, altre volte perché riconoscere l'errore è spiacevole.
Poi c'è la parola materialista, che tiene insieme almeno tre interessi: come è fatta una cosa, quanto piace usarla, che impressione dà possederla. Qualità, comfort e prestigio si incontrano spesso, ma rispondono a domande diverse. Una tazza lavorata con cura può avere un manico scomodo per la tua mano: sai riconoscere la qualità, eppure al mattino ne prendi un'altra.
Chi guarda vede l'acquisto, il prezzo, la cosa che hai tenuto. Gli manca il criterio. Da qui nascono equivoci opposti: sembrare esigente perché cerchi una comodità precisa, oppure poco interessato alla qualità perché l'oggetto che usi è economico.
Tre sfumature, non tre descrizioni antiche
Un segno zodiacale occupa trenta gradi del cerchio. Dividendolo in tre parti di dieci gradi si ottengono i decani, e le tradizioni non concordano sempre su come descriverli o su quali pianeti assegnare loro. Per il Toro qui si sceglie Mercurio, Luna e Saturno: è l'ordine caldeo, una convenzione condivisa dalla tradizione, che fra gli altri documenta Firmico Materno nella Mathesis (II.4). Esiste anche una sequenza Venere, Mercurio, Saturno, che si ricava dalla regola data nel Brihat Jataka I.11, il signore del segno, quello del quinto e quello del nono. Le due tradizioni non contano i terzi allo stesso modo, e sul Toro non hanno nemmeno un pianeta in comune.
Due avvertenze prima di leggere le tre voci che seguono. Venere continua a governare il segno nel suo insieme: i pianeti dei decani aggiungono un livello, non la sostituiscono ogni dieci gradi. E le associazioni qui sotto sono una lettura Casa Oracoli della sequenza tradizionale, tre modi di osservare il Toro, non tre descrizioni antiche della personalità. Restano suddivisioni in gradi, senza un calendario di date fisse valido per tutti gli anni.
Le tre decadi
Con Mercurio possiamo mettere a fuoco il lavoro della scelta. Quando due cose sembrano uguali, trovare la differenza che conta richiede attenzione. Dire mi piace è già una risposta; capire che cosa piace rende possibile trovare quella qualità anche altrove. Il rovescio è una scelta che non finisce mai.
La Luna permette di leggere il Toro dal lato della familiarità: un ritmo condiviso, il sollievo di non dover spiegare tutto da capo. La difficoltà arriva quando chiediamo alla familiarità di impedire ogni sorpresa. Se l'altro deve comportarsi sempre allo stesso modo perché noi possiamo riconoscerlo, lo spazio dell'incontro si restringe.
Con Saturno possiamo osservare durata e limite: quanto lavoro richiede mantenere una cosa, quali condizioni la fanno reggere. Questa sfumatura contiene anche il rischio di considerare il tempo già investito una ragione sufficiente per continuare. Il passato merita rispetto, ma non può rispondere da solo alle domande del presente.
Dove l'abbiamo verificato
- Mosco, il poeta greco, Europa: Descrive Zeus trasformato in un toro dal corpo fulvo dorato e con un cerchio argenteo sulla fronte, che si avvicina alle ragazze senza spaventarle e porta via Europa verso il mare. Sul cestello della ragazza è raffigurata anche la vicenda di Io.
- attribuita a Igino, Astronomica, l'antica opera sui miti celesti: Conserva entrambe le possibilità della figura celeste: quella legata a Europa e quella di Io, dove Giove non la mette in cielo ma, per risarcirla, colloca fra gli astri una figura bovina.
- Tolomeo, Tetrabiblos: Chiama solidi i segni che oggi diciamo fissi e li collega al consolidarsi delle condizioni stagionali.
- Firmico Materno, Mathesis (II.4): Fra gli altri documenta l'ordine caldeo, la convenzione da cui per il Toro si ricava la sequenza Mercurio, Luna, Saturno.
- nella traduzione inglese di N. Chidambaram Aiyar (1905), Brihat Jataka I.11: Dà la regola del signore del segno, di quello del quinto e di quello del nono, da cui si ricava invece la sequenza Venere, Mercurio, Saturno. Le due tradizioni non contano i terzi allo stesso modo, e sul Toro non hanno nemmeno un pianeta in comune.
- Dane Rudhyar, uno degli autori dell'astrologia umanistica, The Pulse of Life: Nel capitolo sul Toro insiste sulla concretizzazione delle energie e sulla loro conservazione: una lettura moderna che permette di guardare oltre il semplice accumulo.
- gli studiosi della mostra; l'ipotesi sul programma delle immagini la propose Aby Warburg, Il cielo di Schifanoia (studi presentati nella mostra): Confrontano quelle figure con descrizioni tramandate in testi diversi, fra cui quelli legati all'astrologo Abū Maʿshar, e precisano due limiti: non si conosce esattamente quali esemplari avesse a disposizione Pellegrino Prisciani, e che il programma delle immagini sia opera sua è un'ipotesi, non un dato d'archivio.
Domande
- Quali sono le date del Toro?
- Le date che circolano sono dal 20 aprile al 20 maggio, e servono a orientarsi. Il segno però è un settore di trenta gradi dello zodiaco tropicale, il cui ciclo si misura dall'equinozio di marzo: restano suddivisioni in gradi, senza un calendario di date fisse valido per tutti gli anni.
- Perché si dice che il Toro è testardo?
- Perché il segno è classificato come fisso, e fisso è il termine più facile da fraintendere: suona come immobile. Tolomeo, autore antico del Tetrabiblos, chiamava solidi questi segni e li collegava al consolidarsi delle condizioni stagionali. Si parla di una fase della stagione, non di una persona che non cambia idea.
- Il Toro è davvero materialista?
- La parola tiene insieme tre interessi che rispondono a domande diverse: come è fatta una cosa, quanto piace usarla, che impressione dà possederla. Qualità, comfort e prestigio si incontrano spesso, ma non sono la stessa cosa. Chi guarda vede l'acquisto e il prezzo, e gli manca il criterio: da qui nascono equivoci opposti, sembrare esigente perché cerchi una comodità precisa, oppure poco interessato alla qualità perché l'oggetto che usi è economico.
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