
Luna nuova
La Luna nuova per me è sempre stata il momento degli inizi.
Non necessariamente degli inizi che si vedono. Anzi, quasi mai.
Se questa sera guardi il cielo cercandola, probabilmente non riuscirai a trovarla. La Luna nuova è lì, ma rivolge verso di noi la parte non illuminata dal Sole e per qualche giorno sembra quasi essersi ritirata. È una delle cose che mi sono sempre piaciute di questa fase: il nuovo ciclo comincia proprio mentre noi non possiamo ancora vederlo.
Ci ho pensato spesso negli anni. Siamo abituati a credere che qualcosa cominci quando finalmente possiamo mostrarlo, raccontarlo, magari persino misurarne i risultati. La Luna nuova mi ricorda il contrario. Ci sono cose che cominciano molto prima. Quando prendiamo una decisione. Quando un desiderio torna abbastanza volte da non poterlo più ignorare. Quando facciamo spazio a qualcosa che ancora non sappiamo bene che forma avrà.
Per questo, alla Luna nuova, non cerco di vedere il futuro.
Gli preparo un posto.
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Per il nostro primo rito prendi la ciotola che hai scelto prima. Io ne uso una chiara, senza disegni. È una vecchia preferenza: alla Luna nuova mi piace vedere bene il fondo e, soprattutto, mi piace che sia vuoto.
Questa sera non ci metteremo niente.
Accanto alla ciotola prepara soltanto un foglio e una penna. Poi siediti. Se puoi, abbassa un poco le luci della stanza. Non è necessario avere candele accese intorno. Io di solito ne accendo una soltanto: mi aiuta a segnare quel piccolo passaggio fra quello che stavo facendo prima e il momento in cui comincio il rito.
Non è la candela a rendere speciale quello che faremo. Potresti farne tranquillamente a meno. Ma dopo tanti anni ci sono gesti che il mio corpo riconosce prima ancora che io abbia cominciato a parlare. Accendere quella fiamma è uno dei miei.
Alla Luna nuova comincio così.
Appoggia le mani sul tavolo, ai lati della ciotola.
Non prendere subito la penna.
Rimani così per qualche momento e chiediti che cosa vorresti affidare a questa Luna.
Non che cosa dovresti desiderare. Non la cosa che sarebbe più intelligente chiedere. Quello che vuoi davvero.
Se arriva qualcosa, prova a dirlo sottovoce.
Io, quando posso, preferisco che la Luna senta prima la mia voce e soltanto dopo la mia penna.
Può essere una cosa semplice: «Vorrei tornare a disegnare». Oppure trovare un nuovo lavoro. Incontrare qualcuno. Ritrovare un rapporto che si è allontanato. Avere il coraggio di iniziare qualcosa. Portare finalmente a termine una cosa che continui a lasciare a metà.
Non giudicare subito il desiderio.
Ascoltalo.
Se ne arrivano cinque insieme, non preoccuparti. Succede. Ma per questo giro ne scegliamo uno.
Con gli anni ho imparato che una lista molto lunga sa dare una splendida impressione di movimento. Poi arriva il mattino e siamo sempre noi, con le stesse due mani.
Scegli quindi il desiderio che, fra tutti, continua a tornare.
Se è molto grande, non devi necessariamente rimpicciolirlo. Devi però trovare da dove puoi incontrarlo.
«Voglio cambiare vita» può essere un desiderio vero. Ma da quale porta vuoi cominciare? Dal lavoro? Da una relazione? Da qualcosa che vuoi imparare? Da un posto in cui vuoi andare?
La Luna nuova può ricevere un desiderio grande. Noi abbiamo soltanto bisogno di sapere da quale punto cominciare a camminargli incontro.
Quando lo hai trovato, scrivilo. Una frase. Poi aggiungi la data.
E fermati di nuovo.








