Acqua · modalità mutevole · Giove nella tradizione, Nettuno nelle letture moderne

Pesci: da dove viene l'idea del sognatore

Dei Pesci si dice che sognano: una persona dolce, sensibile, un po' fuori dal mondo pratico. È un ritratto comodo. I testi antichi che danno il nome a questo segno raccontano due cose diverse fra loro, e nessuna delle due è un sognatore distratto.

Qui trovi da dove viene quell'idea, chi l'ha scritta e in quale libro. Non trovi previsioni: Casa Oracoli non dice come andranno le cose. Dice cosa racconta la tradizione, dove sta scritto, e cosa se ne può fare oggi.

Quello che si dice
Che chi nasce nei Pesci vive nel suo mondo: sensibile, sognatore, poco attrezzato per le cose concrete.
Da dove viene davvero
Da due testi che dicono cose diverse. Nei Fasti di Ovidio (II,457-474) due pesci portano in salvo Venere e Cupido in fuga da Tifone: i protagonisti sono soccorritori. Nell'Astronomica di Manilio (IV,273-291) al segno vanno invece i mestieri del mare: navi, reti, remi, timone, venti e porti, perfino la guerra navale. Il sognatore moderno non viene da qui. Quello che gli somiglia sono i due versi con cui Manilio chiude la sezione, su un'indole amichevole e una vita in cui tutto cambia col tempo: preferiamo mostrarli che ometterli.
Cosa resta in piedi
Resta il coinvolgimento: una voce, una scena o un'atmosfera possono raggiungerti prima che tu riesca a spiegarne il motivo. Non resta l'incapacità pratica. I due testi antichi non raccontano la stessa cosa, e non vanno costretti a sostenere entrambi lo stesso ritratto moderno: il mare e i pesci non svolgono un unico compito simbolico nei due testi.
La ruota dei dodici segni accanto a una ciotola d'acqua, di notte

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Due pesci che soccorrono, non una dea trasformata

Nei Fasti, Venere fugge dal mostruoso Tifone con il piccolo Cupido. Arriva all'Eufrate e cerca riparo fra pioppi, canne e salici. Poi un rumore attraversa quel riparo: è il vento, ma lei teme gli inseguitori. Tiene il figlio con sé e si getta nell'acqua.

È nel fiume che il racconto trova i suoi due protagonisti. I pesci accolgono madre e figlio sul dorso e li portano via: Venere e Cupido non si trasformano in pesci, sono altri esseri a portarli. E Ovidio non dice che qualcuno li abbia messi in cielo: dice che da quel soccorso le stelle presero il nome. La versione del premio sta in Igino (Fabulae 197), dove la storia non è quella del soccorso ma quella di un uovo.

Un dettaglio resta: il rumore fra i salici era solo vento, e la paura era vera lo stesso.

Il cantiere navale di Manilio

Se il ritratto dei Pesci ti sembra fatto solo di sogni, prova a entrare in un cantiere navale: è più vicino al mondo descritto nell'Astronomica, poema latino di età augustea attribuito a un Manilio di cui non sappiamo quasi nulla. Nel quarto libro, fra le attività attribuite al segno, compaiono navi e attrezzature, navigazione e pesca. Manilio si ferma sulle competenze necessarie persino a una piccola imbarcazione: i venti, i porti, il cielo, il governo del timone, i remi, le reti. L'elenco comprende anche la guerra navale.

Poi, chiudendo la sezione, lo stesso Manilio attribuisce ai nati del segno un'indole amichevole e una vita in cui tutto cambia col tempo. Due versi che somigliano allo stereotipo, e preferiamo mostrarli che ometterli. Resta la distanza fra le reti e il sognatore distratto.

Giove prima, Nettuno dal 1846

Il pianeta che la tradizione associa al governo dei Pesci è Giove. Nettuno è stato riconosciuto come pianeta nel 1846: non governava i Pesci nelle stesse tabelle antiche in cui troviamo Giove. Molte interpretazioni moderne lo affiancano o lo sostituiscono, ed è una trasformazione storica del linguaggio, non una scoperta su chi nasce sotto questo segno.

Nel lessico astrologico i Pesci sono un segno d'Acqua e di modalità mutevole. Acqua, qui, parla di coinvolgimento: una voce o un'atmosfera possono raggiungerti prima della spiegazione. Mutevole indica il passaggio fra posizioni. Sono accenti simbolici, non cause che agiscono sul carattere.

Si parla inoltre del segno tropicale, una porzione di trenta gradi dello zodiaco, cosa distinta dalla costellazione. Anche l'idea dei Pesci come conclusione del ciclo è una posizione dentro un sistema: non assegna a nessuno più maturità né il compito di contenere gli altri.

I tre decani, e di chi sono le sfumature

I decani dividono ciascun segno in tre porzioni di dieci gradi. Per i Pesci qui si segue l'ordine caldeo, la convenzione che fra gli altri documenta Firmico Materno, astrologo latino della tarda antichità, nella Mathesis II.4: Saturno da zero a meno di dieci gradi, Giove da dieci a meno di venti, Marte da venti a meno di trenta. Per sapere in quale porzione cade il Sole occorre la sua posizione zodiacale: una divisione rigida fra date di febbraio e marzo può essere imprecisa, e per questo qui trovi i gradi e non un calendario.

Esistono altre convenzioni. Applicando la regola data nel Brihat Jataka I.11, nella traduzione inglese di N. Chidambaram Aiyar (1905), i tre drekkana dei Pesci risultano Giove, Luna e Marte, dentro una pratica con figure e significati propri. Una lettura moderna per triplicità usa Nettuno, Luna e Plutone. Non le fondiamo in una graduatoria di Pesci più o meno autentici.

Una cosa va detta prima di leggere le tre sfumature qui sotto: dalle fonti antiche viene l'ordine dei pianeti, Saturno, Giove e Marte. Le sfumature sono una proposta editoriale di Casa Oracoli, distinta dalle attribuzioni antiche.

Dove lo stereotipo fa danno

Il primo danno è l'intuizione che diventa sentenza. A cena una persona parla poco e tu glielo dici: «Ti vedo giù». È una porta che si apre. Se poi, quando risponde che sta bene, aggiungi «lo so che non è vero», la porta si chiude, e si chiude con la voce di chi vuole bene.

Il secondo è la comprensione messa al posto dell'informazione. Un amico si è offerto di disegnare l'invito per una festa e avevate concordato di stamparlo venerdì; giovedì sera ti scrive che è in ritardo, e tu rispondi «figurati, non importa» prima di aver finito di pensarlo. Ma importa, perché la tipografia chiude a mezzogiorno. La frase gentile ha reso invisibile proprio l'informazione che serviva a entrambi.

Capire perché qualcuno ha agito in un certo modo non equivale ad accettare che continui. E se sei tu a dire «so come ti senti», l'altro conserva il diritto di rispondere che non è così. Anche «tu capisci sempre tutti» può essere il motivo per cui nessuno ti chiede più come stai.

Le tre decadi

Primo decano · Saturno
da zero a meno di dieci gradi del segno

L'accento va sulla cornice che fa durare l'immaginazione. Un racconto può cominciare ovunque, ma per scriverlo scegli una voce e un luogo: il limite non serve solo a tagliare, serve a poterci entrare. Il rischio è aspettare quella perfetta.

Secondo decano · Giove
da dieci a meno di venti gradi del segno

La sfumatura riguarda la fiducia: dare tempo a chi non ha ancora mostrato niente. Resta la differenza fra concedere tempo e considerare il risultato già avvenuto. Chiedere a che punto sia non annulla la fiducia.

Terzo decano · Marte
da venti a meno di trenta gradi del segno

L'accento è sulla scelta che toglie vaghezza: hai immaginato più versioni, a un certo punto ne provi una. La difficoltà può essere rimandare tanto da arrivare all'azione solo quando sei esasperato; il taglio allora è più brusco di quanto la situazione richiedesse.

Dove l'abbiamo verificato

  • Ovidio, Fasti II,457-474: Due pesci portano in salvo Venere e Cupido in fuga da Tifone; il mito comincia al verso 459. Da quel soccorso, scrive Ovidio, le stelle presero il loro nome.
  • Igino, Fabulae 197: La versione del catasterismo come ricompensa. Lì la storia non è quella del soccorso, è quella di un uovo.
  • Manilio, Astronomica IV,273-291: Al segno vanno i mestieri del mare: navi e attrezzature, navigazione e pesca, i venti, i porti, il cielo, il timone, i remi, le reti, e anche la guerra navale. Subito dopo, i due versi sull'indole amichevole.
  • Firmico Materno, Mathesis II.4: Fra gli altri, documenta l'ordine caldeo dei decani seguito qui: Saturno da zero a meno di dieci gradi, Giove da dieci a meno di venti, Marte da venti a meno di trenta. Da qui viene l'ordine dei pianeti, non le sfumature dei tre decani, che sono una proposta editoriale di Casa Oracoli.
  • , Brihat Jataka I.11, nella traduzione inglese di N. Chidambaram Aiyar (1905): Un'altra convenzione: applicando la sua regola, i tre drekkana dei Pesci risultano Giove, Luna e Marte, dentro una pratica con figure e significati propri.

Domande

Che date sono i Pesci?
Il libro da cui viene questa pagina non dà date di calendario, e dice perché: per sapere in quale porzione cade il Sole occorre la sua posizione zodiacale, e una divisione rigida fra date di febbraio e marzo può essere imprecisa. I Pesci sono un segno tropicale, una porzione di trenta gradi dello zodiaco, distinta dalla costellazione. Vale anche per i decani, che dividono quei trenta gradi in tre porzioni di dieci.
Perché si dice che i Pesci sono sognatori?
Non viene dai testi che danno il nome al segno. In Ovidio i due pesci sono soccorritori; in Manilio al segno vanno i mestieri del mare, reti e timone compresi. Quello che somiglia allo stereotipo sono i due versi con cui Manilio chiude la sezione, sull'indole amichevole e la vita che cambia col tempo: preferiamo mostrarli che ometterli.
I Pesci sono governati da Giove o da Nettuno?
Dalla tradizione, da Giove. Nettuno è stato riconosciuto come pianeta nel 1846 e compare nelle letture moderne, che lo affiancano o lo sostituiscono. Le due attribuzioni stanno in due momenti diversi della storia di questo linguaggio.
Le sfumature dei tre decani vengono dalle fonti antiche?
No. Dalle fonti antiche viene l'ordine dei pianeti sui tre decani, l'ordine caldeo che fra gli altri documenta Firmico Materno nella Mathesis II.4. Le sfumature che leggi qui sono una proposta editoriale di Casa Oracoli, distinta dalle attribuzioni antiche.

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